Una Juventus «inferiore» comincia a preoccupare Spalletti dopo il ko con la Lazio
Luciano Spalletti ha visto una Juventus «inferiore» nel 3-0 subito domenica dalla Lazio, dicendosi sorpreso dalla prestazione della sua squadra.
Luciano Spalletti ha dichiarato di aver visto una Juventus «inferiore» nella sconfitta per 3-0 subita domenica contro la Lazio, aggiungendo di essere rimasto sorpreso dalla prestazione offerta dalla sua squadra.
Spalletti non era in panchina all'Allianz Stadium a causa di una squalifica, con Marco Domenichini a guidare la squadra a bordo campo, ma non è riuscito a trascinare la Juventus alla vittoria.
Oliver Provstgaard ha portato in vantaggio la Lazio di testa al 37° minuto, prima che Gustav Isaksen raddoppiasse per gli ospiti con una splendida conclusione al 66°.
A chiudere i conti ci ha pensato Fisayo Dele-Bashiru con un'ottima percussione e una rifinitura precisa: grazie a questo risultato la squadra di Gennaro Gattuso è tornata a pari punti con l'Inter capolista.
La Juventus, invece, si ritrova già a 8 punti dalla vetta dopo appena 7 giornate, e ha perso con almeno 3 gol di scarto contro la Lazio in Serie A per la prima volta dal 4-1 all'Olimpico del 18 marzo 2001.
I bianconeri hanno inoltre perso 2 delle ultime 5 partite di campionato in casa (2 vittorie, 1 pareggio), tante sconfitte quante ne avevano registrate nelle precedenti 44 gare interne (24 vittorie, 18 pareggi).
La squadra di Spalletti ha raccolto appena 11 punti nelle prime 7 giornate di Serie A, non superando questa quota dopo le prime 7 partite per la terza volta nelle ultime 11 stagioni, dopo il 2021-22 (11 punti) e il 2022-23 (10).
«È stata sicuramente una Juventus inferiore, una squadra che non ha controllato la partita né ha avuto idee su dove portarla», ha ammesso Spalletti a DAZN Italia.
«È difficile spiegarlo anche a noi stessi, perché siamo rientrati venerdì alle 4 del mattino da Vigo e poi abbiamo fatto recuperare i giocatori con lo staff della preparazione atletica.
«Abbiamo provato a cambiare qualcosa. C'erano 6 giocatori nuovi, ma siamo stati lenti sia di gambe sia di testa.
«Nel calcio vedi gli avversari, vedi il pallone, e se sei troppo lento a reagire, se non metti cuore né ritmo, la tattica e i sistemi di gioco diventano irrilevanti.»
Al fischio finale i giocatori della Juventus sono stati fischiati dai propri tifosi, mentre la Lazio ha battuto i bianconeri con almeno 3 gol di scarto in trasferta in Serie A appena per la terza volta nella sua storia, dopo il 3-0 del maggio 1995 e il 3-0 del marzo 1964.
La Juventus ha creato pochissimo negli ultimi 30 metri, totalizzando appena 0,74 di expected goals (xG) con 9 tiri, di cui soltanto 2 hanno impegnato Christos Mandas.
«Senza tempi di gioco, senza idee, senza corsa, senza la voglia di sacrificarsi, e quando c'è fragilità nei duelli e si abbassa la testa appena le cose non funzionano: sono tutte cose che non mi sono piaciute», ha aggiunto Spalletti.
«L'importante è dare una reazione, non abbandonarsi agli eventi. Le nostre carriere non dipendono solo dalla fortuna, quelle opportunità dobbiamo conquistarcele.
«Siamo costretti a imparare questa lezione. Oggi ci sono giovani che lottano e altri che si lasciano cadere al primo inciampo, ma ognuno ha un carattere diverso.»
Gli 11 punti della Juventus sono uno in meno rispetto a quelli raccolti a questo punto della scorsa stagione con Igor Tudor, mentre Thiago Motta, nella sua breve esperienza in panchina, ne aveva totalizzati 13 dopo 7 partite.
«Chiaramente dobbiamo analizzare e ci sono solo due possibilità: possiamo mettere in discussione il modo in cui parliamo alla squadra oppure il metodo di lavoro», ha riconosciuto Spalletti.
«Evidentemente qualcosa va modificato. Anch'io sono rimasto sorpreso da questa prestazione, quindi devo rifletterci a fondo, perché non ho cambiato il mio modo di parlare ai giocatori: voglio comunicare con loro, avere un buon rapporto con loro. È sempre stato il mio modo di fare.
«Forse devo analizzare il mio rapporto con la squadra, perché è onesto e corretto. Saranno loro stessi a riconoscere che quello che abbiamo fatto oggi non è abbastanza.»